Le emozioni

Esperienze forti quali la vittoria, la sconfitta, l’attesa e l’incertezza fanno della pratica sportiva un luogo privilegiato dove imparare ad ascoltare, conoscere e gestire le emozioni come la gioia, la delusione, la rabbia e l’entusiasmo. Dà anche la possibilità di sperimentare parti di sé che vengono abitualmente proibite, represse o stigmatizzate (es. rabbia ed eccitazione). Non da meno, offre, altresì, l’opportunità di sperimentare modalità di relazione in situazioni di tensione (es. cooperazione e competizione). Quindi le emozioni sono una risorsa per la comprensione di sé e dell’altro e quindi per il fondamento dell’azione consapevole.

La rabbia

La rabbia è ammessa nel contesto sportivo come spinta verso il gioco. Quando non riusciamo a riconoscere e incanalare la rabbia sorge un grosso problema perché può sfociare in forme di aggressività verso compagni e avversari. Attraverso un percorso di consapevolezza che coinvolge ragazzi, allenatore, dirigenti e genitori, la rabbia può essere utilizzata come volano per l’espressione di un’enorme forza.

La gioia

Sperimentiamo gioia quando riusciamo in azioni, passaggi o schemi. Di conseguenza, il suo riconoscimento implica la valorizzazione delle abilità, aumentando la fiducia in sé stessi. Nel caso contrario, si sperimentano forte delusione, frustrazione e appiattimento.

Riconoscere le emozioni

E’ necessario accogliere e sperimentare gelosia, invidia, competitività, entusiasmo e soddisfazione come parti di sé condivisibili altrimenti rischiano di diventare distruttivi per sé e per i compagni. Quando le emozioni non sono riconosciute come risorsa diventano ostacolo nel lavoro da svolgere. Il controllo e la repressione delle emozioni impedisce di attraversare il sentimento di quello che sta accadendo a noi e all’altro. Diventa ostacolo all’apprendimento di sé nella relazione, generato dal riconoscere il contributo della nostra re-azione. Le emozioni riguardano anche il rapporto con la propria corporeità. Il corpo è fonte di piacere ad esempio nel gusto di correre, saltare e giocare, ma allo stesso tempo, può diventare costrizione e noia quando viene imposto in base a regole di cui non si comprende il senso. La differenza sta nel come agiamo e gestiamo le emozioni.

Riflettere sulle emozioni

Accogliere le emozioni significa percepirle come informazioni, come delle guide rispetto ai propri desideri e a quelli dell’altro. In questa prospettiva diventa fondamentale creare e valorizzare spazi di riflessività nella pratica sportiva, nei quali ragazzi e adulti possono confrontarsi anche a partire dalle emozioni, assunte come dimensione fondante della relazione. La pratica sportiva si rivela perciò un terreno privilegiato di sperimentazione sul versante delle emozioni.

In conclusione possiamo dire che la possibilità di vivere consapevolmente le proprie emozioni è un percorso che richiede diverse sensibilità. Innanzitutto è importante poterle ascoltare e riconoscere come legittime, senza doverle reprimere o negare. Accade infatti che nel tentativo di tenerle sotto controllo aumenta la tensione che si crea in alcune situazioni, e per paradosso, crescendo la pressione, esse irrompono sulla scena della pratica sportiva in modo talvolta eccessivo.

Senza emozione, è impossibile trasformare le tenebre in luce e l’apatia in movimento.
(Carl Gustav Jung)