Chi è il bullo?

Nonostante non si trovi nei dizionari storici, bullo è una parola antica che risale al Rinascimento. La definizione di bullo in Italia ha un’accezione che stempera la gravità della violenza e sopraffazione che vuole denunciare. Il bullo, nel senso comune, e’ il gradasso, che non necessariamente prevarica gli altri, anzi spesso il termine “bulletto” ha un’accezione positiva, di affettuosa presa in giro.

E’ necessario mettere da parte questo significato per comprendere il problema: il bullo e’ un ragazzo o una ragazza che compie degli atti di prepotenza verso un proprio pari sfruttando il fatto di essergli in qualche modo superiore. Queste prepotenze non sono occasionali, ma si ripetono nel tempo, configurandosi come una vera e propria persecuzione. Il comportamento del bullo può essere riconducibile a fallimenti e a frustrazioni legate alla vita privata. Mentre per quanto riguarda la vittima, questo comportamento può essere rapportato a tratti tipici come passività, timidezza e fragilità, sempre dovuti a particolari situazioni sperimentate nella sfera privata. Ci possono essere inoltre molte altre cause scatenanti il bullismo come violenze e traumi subiti nell’infanzia, eccessiva permissività o rigidità nell’educazione genitoriale o figure di riferimento assenti.
Il bullismo può essere considerato una sottocategoria del comportamento aggressivo, con alcune caratteristiche distintive:

  • l’intenzionalità (mira deliberatamente a ferire, offendere, arrecare danno o disagio)
  • la persistenza nel tempo
  • l’asimmetria di potere (nella relazione, il bullo e’ più forte e la vittima e’ più debole e spesso incapace di difendersi).

Nel mondo dello sport

In Italia, secondo i dati riferiti da Telefono Azzurro nel 2017, Il 10% dei ragazzi intervistati è stato vittima di bullismo in ambienti sportivi. Purtroppo il fenomeno è aggravato dal fatto che, da parte delle famiglie, c’è molte volte una sottovalutazione del fenomeno. il 12% degli adulti, infatti, ritiene che sia sempre esistito e non sia così grave. Questo nonostante le continue notizie di suicidi da parte di vittime di bullismo e la rilevanza sempre maggiore del cyberbullismo. Nell’ambiente sportivo il bullismo dovrebbe verificarsi in misura minore perché ci sono delle regole sociali prestabilite a cui tutti devono sottostare per poter far parte del gruppo squadra.

Anche l’allenatore può agire da bullo qualora si comporti con eccessiva durezza nei confronti dei suoi allievi. E’ importante che valuti sempre molto attentamente il modo in cui si relaziona con i ragazzi e soprattutto gli effetti di questo rapporto. Il modello comportamentale da dare consiste nel fornire un buon esempio e rinforzare i ragazzi nei comportamenti positivi. Per esempio, essere in grado di garantire un contesto sicuro e rispettoso per i ragazzi e stabilire una comunicazione efficace e aperta al dialogo, rendendosi disponibile all’ascolto. La presenza di uno psicologo dello sport, con cui l’allenatore e la squadra abbiano una continua interazione risulta assolutamente fondamentale per estirpare alla radice il sorgere di fenomeni come il bullismo.

Il bullismo nel calcio

L’aggressività nel calcio si ha quando la competitività diventa prevaricazione. Quando si ha l’ambizione di vincere a tutti i costi,  senza il rispetto di nessuna regola e neanche dei compagni. I bulli hanno come obiettivo soltanto quello di ottenere risultati migliori rispetto all’avversario, denigrandolo, isolandolo e, in alcuni casi, ricorrendo anche alla forza fisica.

Ci si arrabbia con chi è più debole e meno dotato non rispettando i tempi e le qualità dell’altro. I ragazzi presi di mira sono isolati dai compagni che non li coinvolgono nelle attività sportive, ma li prendono in giro perché non sono all’altezza. Fanno le loro imitazioni durante l’allenamento e gli dicono parole nell’orecchio in modo tale che l’allenatore non se ne accorga. Il campo può trasformarsi in una sofferenza anche all’interno degli spogliatoi, quando si è presi di mira con ripetuti scherzi, anche sotto la doccia, derisi o picchiati. Spesso accade anche che venga rovinata, nascosta o rubata l’attrezzatura sportiva. Questi comportamenti distruggono l’autostima di un ragazzo che spesso soffre in silenzio.

Il cyberbullismo nel calcio

Con l’enorme diffusione degli smartphone anche tra i più piccoli, il bullismo si è spostato dal campo da calcio reale al campo digitale. I ragazzi presi di mira sono esclusi dal gruppo calcio nelle chat e quindi non sono considerati per le attività extra-sportive. Diventano scherno di derisioni e insulti visibili ai membri di tutto il gruppo e a volte sono fotografati in momenti imbarazzanti o performance scarse e presi in giro. Altre volte sono creati fotomontaggi e magari spediti anche ai compagni di classe.

La prevenzione attraverso lo sport

Lo sport  è un’agenzia educativa che deve offrire valori come lo spirito di sacrificio, l’osservanza delle regole, la sportività, l’umiltà nel riconoscere i propri limiti, e il non arrendersi mai. Queste caratteristiche sono tutte qualità che educano nella vita di ogni giorno e che certamente insegnano una convivenza pacifica. Lo sport previene perché educa:

  • all’autonomia e alla responsabilità
  • alla disciplina
  • al rispetto delle regole e degli altri
  • a stili di vita più sani
  • alla concentrazione e al principio di autorità

Poiché il bullismo è un processo che non coinvolge solo la diade bullo-vittima, gli interventi dovrebbero essere diretti al gruppo intero. Vanno coinvolti i bulli, gli aiutanti e i sostenitori del bullo, le vittime e i difensori delle vittime, persino gli esterni. Potrebbe anche darsi che modificando il comportamento degli aiutanti e dei sostenitori del bullo l’aggressività cessi. Quando gli interventi sono volti ai singoli, per esempio al bullo, è probabile che i cambiamenti comportamentali siano temporanei per l’influenza che il gruppo continuerebbe ad esercitare.

Nella nostra cultura, in cui l’autoaffermazione passa per la scissione tra forti e deboli, vale la pena impegnarsi affinché i nostri ragazzi possano crescere in un clima di educazione affettiva e di promozione di sane relazioni sociali.

Non mi preoccupa la cattiveria dei malvagi, ma l’indifferenza dei buoni (Marthin Luther King)