L’identità

Partiamo facendo chiarezza: l’identità è il senso e la consapevolezza di sé come entità distinta dalle altre e continua nel tempo. La costruzione e il consolidarsi dell’identità degli atleti prima, durante e dopo la carriera agonistica è una delle tematiche più attuali della psicologia dello sport. Il periodo in cui inizia questo processo è quello dell’adolescenza. Il termine deriva dal latino adolescentia e l’etimologia del termine è quella del verbo latino adolesco, che significa “crescere” e il cui participio è adultum. Possiamo definire l’adolescenza come un percorso di costruzione dell’identità che si realizza affrontando e risolvendo specifici compiti di sviluppo peculiari di ciascun contesto culturale. Il compito di sviluppo cruciale per l’adolescente consiste proprio nel costruire la sua identità di adulto, definita e distinta, per porsi nei confronti del mondo in modo autonomo e coerente.

L’ autoefficacia

Un’importante conquista dell’adolescenza è il conseguimento del senso di autoefficacia. Per autoefficacia si intende la percezione che gli individui hanno circa le proprie capacità di affrontare con successo determinate attività in specifiche situazioni. Poter sperimentare livelli elevati di autoefficacia negli ambiti cruciali per il proprio sviluppo è un fattore decisivo per un buon adattamento psicosociale ed il modo in cui gli adolescenti sviluppano ed esercitano la loro efficacia personale, in questo periodo, può avere un ruolo determinante nell’influenzare il loro futuro.

Adattamento psicosociale

La partecipazione a determinate attività strutturate, come lo sport, è collegata all’adattamento psicosociale. Ciò che determina la sua influenza positiva o negativa sono soprattutto gli adulti di riferimento (allenatori e genitori). Il compito specifico dell’allenatore deve essere diretto alla formazione dello spirito di squadra, lavorare sul rinforzo positivo e sul creare un clima orientato sulla prestazione e non sul risultato. La sfida per entrambi, per chi si occupa di politiche sociali e per le organizzazioni sportive consiste nel garantire che le esperienze dei giovani siano positive. E’ pertanto necessario che si rispettino le fasi evolutive dei ragazzi, siano realizzate in contesti appropriati e promuovano le qualità dello sviluppo. Ne risulterà che i ragazzi emergeranno con più probabilità come membri della società competenti, fiduciosi e in grado di relazionarsi in modo sano.

Life skills

Fare sport favorisce lo sviluppo di numerose competenze e abilità fondamentali per uno sviluppo armonico. È importante che i soggetti abbiano la possibilità sia di sviluppare le loro capacità psicofisiche, sia di apprendere un metodo di autovalutazione critica delle stesse. Altre competenze promosse sono, ad esempio, la regolazione emotiva e la capacità di instaurare relazioni positive coi pari. Un altro argomento interessante consiste nel capire se praticare sport individuale o di squadra possa avere una qualche influenza sullo sviluppo dell’identità. Numerose ricerche hanno concluso che sport individuali e di squadra forniscono esperienze e quindi feedback differenti. Ad esempio, gli sport di squadra promuovono un adattamento soprattutto in termini di relazioni interpersonali, mentre gli sport individuali si concentrano più sull’autovalutazione. Di sicuro, entrambi i tipi di attività sportiva sono positivamente correlati ad uno sviluppo armonico dell’identità incentrato sull’autostima.

Il ruolo dell’allenatore

Nel mondo sportivo ci sono tantissime etichette. Spesso si apostrofa un giocatore come un tipo difensivo, offensivo, generoso, esuberante ecc.. Queste definizioni rappresentano l’identità sportiva di ogni atleta, che si genera sulla base delle capacità, caratteristiche fisiche e psichiche, e dalle proprie esperienze sportive. Nel corso dell’esperienza sportiva nasce in ogni atleta il bisogno di trovare la propria identità. In questo processo l’allenatore svolge un ruolo cruciale perché ha il compito di aiutare l’atleta a fondere il suo essere sportivo con la sua personalità. Di primaria importanza è lavorare sulla consapevolezza dei punti di forza e di debolezza dell’atleta. Il riconoscimento e bilanciamento di entrambi condurrà ad una solida autostima e alla costruzione dell’identità sportiva. Come conseguenza, l’atleta acquisirà sicurezza nei propri mezzi e serenità durante la prestazione, determinante per ottenere degli ottimi risultati.

E’ arrivato il momento…

Il fine carriera è un momento cruciale e spesso critico perché il soggetto è chiamato a rimodellare in maniera significativa la propria identità, in quanto mancante della parte sportiva, spesso predominante. L’ex atleta dovrà essere bravo a gestire gradualmente questo momento, iniziando a programmare il proprio futuro totalmente senza sport o senza farlo ad un certo livello. In tal senso, un’interruzione di carriera brusco e forzato può essere un evento potenzialmente molto traumatico.

In conclusione, possiamo dire che ogni atleta cercherà di migliorare le proprie prestazioni sulla base dell’identità sportiva costruita nel tempo.

Lo sport dà alla vita un maggiore equilibrio psicofisico e l’arricchisce di serenità e coraggio.
(Gabriella Dorio)